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Daniela
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IL
MIO NOME È DANIELA.
So che parlare di se stessi potrebbe sembrare
alquanto semplice ma in realtà non lo è, soprattutto quando si devono
ammettere i propri difetti, da cui nessuno è esente, ma questo talvolta
potrebbe tornare utile per raggiungere uno scopo.
Inoltre vorrei farvi capire ciò che io intendo per rispetto per la vita,
vedere se ci sono altri che condividono le mie stesse vedute
sull’argomento, trovare una terapia risolutiva ed efficace per la mia
patologia, nonché ritornare ad una vita radiosa , ma soprattutto
trasformare “l’intervento negativo” di astuti terzi in positività. Taluni
infatti hanno finalmente capito di dover ragionare secondo coscienza,
ascoltando il proprio cuore e, perché no, avendo anche il coraggio di
andare “contro corrente” in nome dell’amore inteso come linguaggio
universale, come guida e percorso da seguire per giungere al rispetto di
se stessi e degli altri.
Tra le caratteristiche della mia personalità (che
rispecchiano anche il mio segno zodiacale “toro”) posso sinceramente
indicarvi la caparbietà, lo spirito umanitario ed il combattere
l’ingiustizia. L’idea di pubblicare la mia storia nasce da questa base e
dalla esigenza di poter risolvere un mio problema che potrebbe accomunarmi
ad altre persone.
Per poter dare una definizione sintetica del mio lavoro
vorrei citare l’introduzione al suo Poema di un famoso poeta italiano,
Dante Alighieri, da me riadattata:“Nel mezzo del cammin di mia vita, mi
ritrovai in una selva oscura … E che oscurità!” Pensavo che la vita potesse
essere raggiante, ma ben presto mi sono resa conto che, nonostante essa in
sé per sé lo sia, a volte, a causa di terzi che astutamente si
intromettono monopolizzandola, essa può riservare amare sorprese.
In
questo spazio voglio parlarvi di me e della sclerosi multipla che mi
accompagna da anni, senza tuttavia raccontarvi cose scontate e banalità,
ma cercando piuttosto di farvi capire come quell’ “impulso mancante”
continui a condizionare la mia vita e perché questa degenerazione al
momento non abbia modo di arrestarsi.
Tutto questo per non dover sentire un giorno il bisogno di spiegare le ali
per spiccare il volo, e ritrovarsi nell’impossibilità di farlo.
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